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lunedì 1 agosto 2016

la guerra dei sogni

di Luigi con il contributo fondamentale de Gli Amici Del Bar, pensieri in chat


E’ possibile normare un movimento “naturale”?
La domanda non è banale e la risposta, a mio avviso, non può esserci.
La necessità, tutta umana, di semplificare per capire, porta con sé sempre delle esclusioni, dei fraintendimenti, degli eccessi di semplificazione che fanno perdere spontaneità al processo naturale che è intrinsecamente caotico.

Nella norma c’è anche la necessità, ambigua e pericolosa e poco democratica, di definire dei limiti e degli ambiti, insomma individuare l’alterità, il nemico e l’amico, chi è dentro e chi è fuori, la consacrazione di un processo bipolare.
Nella norma c’è anche la volontà, ambigua e pericolosa, di proteggere il consumatore che da tale norma sarà tutelato, in quanto i produttori che sottoscrivono il protocollo, hanno come obbligo statutario quello di seguirne i dettami e prestarsi ai controlli e alle verifiche.

Nella norma evidentemente non c’è più e Corrado Dottori lo segnala con forza, la componente etica, rivoluzionaria, culturale.
Dai suoi commenti al post si capisce ancor meglio la visione e la missione che Corrado Dottori attribuisce ai “vignaioli naturali”, è una posizione "agricola"! La stessa che spesso abbiamo, con fatica, portato avanti anche in questo blog.
Secondo Dottori non si può stralciare la posizione dei vignaioli da quella più ampia degli agricoltori e quindi va riconsiderata in toto la produzione agricola e le sue gravi problematiche qualitative, etiche, umane, economiche, ecologiche.

I vignaioli sono una nicchia dell’agricoltura che vive di un certo agio economico e riconoscimento sociale e culturale, privilegio che non possono condividere con nessun’altro dei colleghi agricoltori (contadini sarebbe meglio dire).
Sfido chiunque di voi a trovare verdure degne di essere consumate con piacere, senza parlare dei metodi di produzione e degli eccessi di chimica e delle gravi violazioni delle norme sul lavoro e sulla contribuzione.
Questa visione “agricola”, globale sarebbe molto più rivoluzionaria del tedioso quanto inutile dibattito fra vini nat e vini industriali ma e non me ne voglia Dottori non mi pare che nessuno abbia mai portato avanti un movimento per l’”agricoltura naturale” e sappiamo che sarebbe molto urgente farlo, proprio perché l’economia, i tecnocrati e i loro modelli attuali stanno “estinguendo questo mondo”.
D’altronde Lorenzo Corino poche settimane fa mi disse “l’olio (simbolo principe per la cultura mediterranea dell’agricoltura) è la cura, la medicina, il vino il gioco, il piacere”.
Vedere i vignaioli come capi cordata di un movimento contadino globale sarebbe una grande rivoluzione!

Per contro VinNatur ha proposto un protocollo produttivo ai suoi associati il cui risultato, al termine della sua applicazione, sarà una certificazione legale di “vino VinNatur”.
Qui la visione è di ambito, specificatamente quello economico e credo che la volontà di Maule e dei soci sia quella di superare la posizione di nicchia di mercato prima che diventi “loculo”.
Una certificazione può diventare “brand” riconosciuto e facilmente comunicabile.
Sicuramente la volontà è anche quella di superare la vergognosa certificazione “Bio” per proporre al mercato globale una nuova entità certificata e affidabile (il fatto che ci si debba certificare per avere “valore” è un limite molto contemporaneo, una sconfitta culturale pesante per noi consumatori che ormai vaghiamo acefali e pigri e demandiamo a terzi il controllo delle nostre scelte).
Sono anche sicuro che VinNatur e Maule siano stati mossi da una profonda sincerità e correttezza, è chiaro che ci troviamo di fronte a una semplificazione dettata da un programma pragmatico con connotati operativi prima che teorico/speculativi/insurrezionali.


Sempre in questo periodo sono stato stimolato, pungolato da un ristoratore piuttosto “effervescente” che sostiene ci sia la necessità di fare gruppo e di comunicare i luoghi (e le persone e le aziende) in cui si servono/commercializzano i vini naturali, al fine di stimolare anche un consumo più modaiolo (io credo che vadano sfruttate tutte le opportunità anche quelle che in un discorso snob fra amici sono stigmatizzate, sfruttare le debolezze di sistema mi pare un processo altamente creativo e stimolante)  che permetta di incrementare i volumi e renda il loro lavoro sostenibile economicamente.
Lo stesso ristoratore lamenta l’impossibilità di trovare verdure che siano degne di questo nome, persino ai mercati dei contadini, io gli ho proposto di creare una cooperativa son i suoi colleghi e di affittare del terreno e sperimentare delle produzioni orticole destinate a loro in primis e poi ai privati che vogliano acquistarli, ci stiamo lavorando!



Credo che adesso ci sia effettivamente bisogno di uscire allo scoperto e di promuovere i propri pensieri e il frutto del proprio lavoro possibilmente in maniera unitaria, sinergica dal basso verso l’alto, prima che siano entità extraterrestri a imporcele dall’alto e il pensiero di Corrado Dottori e le sue teorizzazioni devono essere la linfa vitale, lo spirito guida (con l’obbligo morale di aprirsi al mondo agricolo in toto) e i tentativi pragmatici, magari goffi possono trovare anche loro spazio e possono generare del reddito sufficiente a finanziare il movimento.
Chiaro che bisognerebbe anche lavorare sul mercato e non farsi coinvolgere dalle dinamiche malate e asimmetriche dell’economia attuale.
Una guerra dei sogni.


*di proposito ho scritto “e” e non ho messo “versus” (vs) proprio perché non riesco a pensare che gli uni possano essere contro gli altri, sarebbe una sconfitta culturale insostenibile.

2 commenti:

  1. Mi offro volontario! ... ad alcuni argomenti, che facevano scaturire molte domande, hai già risposto tu stesso nella seconda parte dell'articolo, ... la semplicità, secondo me, non perde la spontaneità, ma la svela, nel bene e nel male, la Natura è già così compostamente disordinata e ,come hai detto tu,complicata che basterebbe interpretarla, assecondando l'evoluzione ...

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  2. Caro Luigi, ti parlo da comunicatore, come tu sai. Le questioni che poni, sulle quali non entro troppo nel merito non essendo il mio terreno, hanno però risvolti a cui accenni nel mondo della comunicazione. Penso al concetto di autenticità, che oggi si presta a più sfumature, anche divergenti talvolta, ma che consentirebbe, se affrontato in modo serio, di uscire dalle secche della semplificazione. Purtroppo ho l'impressione che il mondo dei vini abbia alcune resistenza che, fatto salvo le solite eccezioni, lo frenano nel fare un discorso prima di tutto su di sé, sul suo posizionamento nel mercato, che diventi poi comunicazione, ma cerca invece di rincorrere magicamente alcune soluzioni comunicative talvolta spicciole o solo estetiche. Recentemente mi sono trovato a ri-proporre ad un produttore un posizionamento "più modaiolo" sicuramente nuovo, del suo vino, (e ne era convinto) sperimentando alcune soluzioni, per qualche migliaia di euro, individuano anche una sinergia con altri produttori della stessa tipologia. Dovevo io farmi tutta l'organizzazione delle relazioni e poi, sai com'è, non ci sono i soldi. Il mercato, da qualunque parte lo guardi ti richiede anche un briciolo di investimento. MI auguro che questa volta ci sia uno sguardo nuovo.

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