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martedì 18 marzo 2014

Ma quanto costa il caffè? Dai chicchi tostati alle capsule, un lungo viaggio nel nostro portafoglio

di Vittorio Rusinà

Spinto dalle considerazioni di Alberto Trabatti, torrefattore in Ferrara, sui prezzi al kg. del caffè nelle innovative capsule, visibile sui cartellini esplicativi della GDO, mi precipito in un grande magazzino di Torino, il Carrefour di corso Turati a verificare di persona.
La differenza di prezzo al Kg. fra caffè in capsule, caffè in cialde per macchina espresso, macinato e in chicchi è davvero eclatante.

Capsule: si passa dai 64 euro al kg. del Vergnano Espresso Arabica ai 57,95 di Illy 100% Arabica, mentre Lavazza A Modo Mio oscilla nelle varie versioni fra i 52,42 e i 48,25 euro al kg..

Cialde per macchine espresso: si viaggia su i 42,80 euro al kg. di Illy Espresso, i 38,30 di Palombini Classico,i 35,60 di Vergnano Arabica, i 31,92 di Lavazza Espresso Famiglia e i 25,50 di Carrefour Selection Kenia Arabica.

Caffè in grani: si passa dai 26,16 euro al kg. di Illy ai 13,75 di Segafredo, passando per i 16,50 di lavazza Oro e i 14,19 di Vergnano.

Caffè macinato si viaggia dai 15,80 euro al kg. del caffè equo-solidale Alce Nero Arabica bio ai 8,20 euro di caffè marca supermercato.

Tenendo presente che un caffè di alta qualità macinato come i cru di Giamaica Caffè viaggiano sui 28/30 euro al kg (dal sito di Surbir) i prezzi al kg. del caffè in capsula 48/64 euro al kg. fanno pensare a qualità celestiali., ah sì c'è il prezzo della capsula ma è tale davvero da giustificare tali prezzi, in media oltre i 50 euro al kg.?


Edward Hopper, Automat



15 commenti:

  1. Paolo Beccuti18 marzo 2014 08:11

    Una spero utile precisazione, qualora nei prossimi mesi si verificassero nuovi incrementi per gli acquisti del consumatore finale. L’attuale “esplosione” del prezzo all’origine del caffè verde è stato determinato in questi diversi passaggi : un primo incremento il 29 Gennaio, una impennata nel prezzo tra il 18 e 19 Febbraio, fino all’attuale ”stabilità” verso l'alto. Forse verso giugno o luglio il prezzo potrebbe iniziare a scendere (L' aumento su New York - qualità Arabica - più del 50%, su Londra - qualityà Robusta - poco meno del 25%). Il tutto è dovuto alle previsioni non positive dei nuovi raccolti in Brasile (siccità) e la speculazione dei Fondi che ormai determinano i trend borsistici.



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  2. La qualità del caffè, della miscela, della tostatura per le aziende medio grandi è un accidente marginale, ormai si vendono servizi e finanziamenti comprensivi della fornitura di caffè (stesso discorso vale per i superalcolici e birra i cui produttori/distributori riconoscono ai locali lo "sconto anticipato", una specie di finanziamento a tasso zero valutato sui volumi di vendita).
    I torreffatori quindi erogano finanziamenti ai baristi, danno in comodato d'uso le macchine del caffè comprese le manutenzioni, forniscono le insegne, forniscono tazzine, porta tovaglioli e altre amenità assortite, in compenso il barista firma un contratto che lo lega con il torrefattore per x anni.
    Cosa volete che importi ad alcuno se il caffè è buono o no, se è un cru Nepalese o Calabrese? Importanti sono i soldi, i finanziamenti erogati.
    L'altro giorno ho visto una fattura di un grande torrefattore e il caffè comprensivo di comodato d'uso e manutenzione della macchina costava 24,00 euro +iva e non mi è parso poco.

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    1. Se invece di fare solo smorfie, il cliente chiedesse, esprimesse curiosità, disappunto sull'assaggio che spesso è anticipato anche da acre aroma...
      Forse l'offerta standard inizierebbe a cambiare.

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    2. Se il Caffè al banco di un bar costasse 4 euro la tazzina, e fosse scadente, molti baristi avrebbero già cambiato mestiere...oppure fornitore.

      È triste pensare che la differenza di costo media sia poca, cosicché che il cattivo costa quanto il buono o giù di lì. Venisse prezzato come altri cibi o bevande la gente presterebbe maggiore attenzione a come spende il denaro.
      Ci sono però prodotti che non berrei nemmeno se fossero omaggiati.
      Non confondiamo il bisogno di caffeina, per cui basta una lattina di Coca Cola, dal piacere di un Caffè.

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    3. scusate il "che" di troppo, è un refuso...

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    4. ottima osservazione luigi ma perchè i bar non comprano al supermercato? siamo sicuri che oltre ai finanziamenti e ai comodati esistano tangibili differenze di prezzo tra i due canali? come si controlla che il caffè utilizzato sia effettivamente quello fornito e che una volta concluso il contratto non venga utilizzato altro caffè aldilà del discorso delle penali (intendo per i bar)? grazie in anticipo per le risposte

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  3. Chapeau, Luigi! Hai "espresso" esattamente il mio pensiero.
    La poca professionalità derivante spesso dall'improvvisazione - si apre un bar col TFR, con l'eredità dello zio, con soldi a prestito - di persone che MAI prima di quel momento avevano esercitato l'attività di barista, e che credono ancora alle favole, quella che col bar si fanno i soldi a prescindere, magari arricchendolo di slot machines, e quella che tutti devono darti tutto, è la rovina del gusto del Caffė, peraltro. Poi ci sono lacune anche tra alcuni cosiddetti professionisti che la lunga permanenza dietro un bancone ha insigniti di tale titolo: ma ne siamo così certi? Guardate come trattano le attrezzature e capirete a quale categoria appartengono...

    Scende catrame in tazzina? Beh, il rappresentante ha detto che è la miscela Top, di che preoccuparsi? Tanto la macchina e le tazzine ce le hanno regalate, la gente viene, beve, paga e ritorna pure...
    Poveri illusi.

    Quando capitano a me simili richieste spiego perché non le faccio (è scritto chiaramente anche sul mio sito, ma molti fanno finta di non vedere la pagina...), e, invece di rendersi conto della correttezza che uso nei confronti dei miei Clienti, passano all'industriotta di turno, così sono bastonati e contenti.

    Nel 2014 bisognerebbe aprire di più gli occhi.
    Perché, Luigi, come hai osservato, in 24 euro al kg. con comodato, non si paga tanto di valore del Caffè. È tutto il resto che forma il prezzo, spalmato per bene, oltre al margine di guadagno vero e proprio della macchina, delle tazzine, del rappresentante, del tagliando al camioncino, e di tutto quello che di crede di avere in omaggio...

    Se dapprima le persone sono ignare, rifiutando l'evidenza dei fatti diventano ignoranti e incapaci di pensare ai propri interessi.

    Ma questo non dipende da me. Io cerco di spiegare come stanno le cose.
    E se non faccio come tanti altri magari è perché non considero i Clienti come polli da spennare, ma come tesori da far crescere professionalmente.

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  4. Paolo Beccuti18 marzo 2014 09:51

    Il fatto è che non importa neppure al consumatore. Entra in un bar e, citandomi per l'ennesima volta, chiede "un caffè".

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    1. La gente è male abituata. Da dieci anni fa, quando ho aperto la mia Bottega e sono entrati i primi Clienti - il primo in assoluto chiese un decaffeinato, però... - alla domanda di un "Caffè" senza specificare nulla, servo una miscela di sola Arabica, piacevole, persistente, e costa un euro. Desiderano scegliere? No problem. Ne hanno tanti a disposizione.
      Ma perché penalizzare chi entra e non sceglie quelli che costano, per pregio e rarità, di più, con una ciofeca, come in tanti posti accade?
      Più persone conoscono, più si sapranno difendere. E probabilmente, come succede da quei tempi, si concederanno anche Caffè diversi, a seconda dell'umore o dell'ora del giorno.

      Questo per me è il rispetto del Cliente. Chi l'ha detto che sono tutti stupidi?

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  5. Premesso che credo sia non facile valutare la qualità della materia prima e ancora meno chiaro sia capire le condizioni di coltivazione e di lavoro nelle piantagioni, e quindi non mi addentro nel valutare le differenze di prezzo in ogni categoria. Più facile per ognuno di noi è partire da quello che ci si trova nella tazzina e dal piacere che se ne trae.

    Parto da un dato certo: per fare un espresso al bar si usano 7g di caffè. Se il prezzo standard (almeno a Milano e dintorni) è di 1 euro a tazzina il prezzo al kilo è 142,86€/kg.
    E allora?
    Non mi stupisco per nulla e non c'è niente di cui scandalizzarsi: in pochi minuti e con il minimo sforzo ottengo 5 minuti di relax e una buona dose di caffeina, vorrei che chi mi serve sia di buon umore e con la giusta retribuzione, che il proprietario del bar ottenga di cui vivere e che paghi i suoi fornitori e le tasse.

    Se le macchine per l'espresso a capsule o cialde offrono una praticità di servizio che la moka non offre, non vedo perchè il prezzo al kg non debba essere più elevato.
    E una volta trovato quello che si preferisce non si corre neanche il rischio di spendere 142€/kg per un caffè imbevibile come può accadere a volte (o spesso) al bar.

    Poi ognuno scelga quello che vuole in base ai propri gusti, alle proprie idee e al proprio portafogli.

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    1. Sono d'accordo che la libertà di scelta è sempre e comunque la cosa più importante. Per questa ragione c'è bisogno di informazione, altrimenti si confonde la propria libertà di scelta con quella che di fatto è pura e semplice imposizione della società e del mercato.
      Io che pratico con il vino l'esercizio del discernimento del gusto, del tatto, dei profumi, della qualità, della bellezza, anche in rapporto al prezzo, di un sorso, vivo da sempre in un sonno ovattato per quanto riguarda il caffé. Esso è per me un ticket di carburante necessario a svolgere con più agio i miei compiti quotidiani, salvo poi stupirmi, raramente, di trovare un buon caffé (e la differenza esiste e può essere enorme), scoprire che se uno va a Trieste o a Napoli mediamente il caffé al bar è incomparabilmente più buono rispetto allo standard milanese, ragionare sugli effetti sullo stomaco etc etc. Non è facile praticare la consapevolezza, ma può rendere la vita più interessante e anche spesso più piacevole e perché no divertente. Con questi post di Vittorio sul caffé mi è venuta una sana voglia di appropriarmi almeno in parte di un po' di consapevolezza su questo prodotto di alto artigianato, di fondamentale importanza agricola, antropologicamente determinante, borsisticamente rilevante... e con infinite sfumature di percezione a seconda del tipo, provenienza, lavorazione... insomma c'è un mondo dentro la tazzina del caffé e almeno cominciamo a spazzare il campo da impressioni errate come quella che i caffé selezionati e di qualità superiore e artigianali costino di più di quelli industriali. Oggi è il caffé, domani il gelato passando per il vino e via così. Insomma si conosce attraverso quello che si ingerisce. Si esercita il diritto di critica.

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    2. Paolo Beccuti18 marzo 2014 12:16

      Se davvero si desidera un pieno di caffeina, ci si rivolga al caffè solubile, Non sto parlando dei soliti svizzeri, ci sono solubili fairtrade, bio e con nobilissime origini. Più facile rivolgere questo messaggio ai nord europei, che gradiscono una tostatura più morbida.

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  6. Grazie a tutti per gli interventi, io ho iniziato a parlare di caffè qui al Bar degli Amici ponendomi come il consumatore base che sa poco di caffè (che è quello che sono), che quello che conosce è spesso frutto di una pubblicità luccicante e martelalnte, di sponsorizzazioni imbarazzanti ma desideroso di ampliare le proprie conoscenze e di condividerle con gli altri. C'è bisogno di educazione al caffè, c'è bisogno di far comprendere che il caffè è un prodotto innanzitutto agricolo, c'è bisogno di andare oltre agli spot di attori e chef famosi.

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  7. potreste delucidarmi sulle differenze di prezzo al kg per caffè tra bar e supermercati? Oltre al discorso dei comodati e dei finanziamenti da parte dei torrefattori perchè i bar dovrebbero comprare dai produttori e non al supermercato. Qual è la differenza di prezzo tra i due canali?

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