Pagine

lunedì 22 luglio 2013

Pignoletto mon amour, Zola Predosa esterno giorno (finalmente col sole)


Bellissime etichette dice Niccolò, quelle di Alberto Tedeschi e questo aiuta aggiungo io, il font un po’ in stile ventennio mi piace parecchio.
Mirco Mariotti loda la scelta del tappo a corona.
Ma i vini come sono?
Siamo partiti Vittorio ed io un sabato dalla periferia dell’Impero, il primo giorno caldo dopo otto mesi di gelo, con un treno a “levitazione” e in due ore eravamo a Bologna dove ci aspettava Riccardo, nessuna colazione, nessuna distrazione  ed eccoci alle porte della cantina.
Alberto che è noto per un certo andamento lento e per il suo understatement era in ritardo, quindi giù dalla collina a prendere un caffè e un croissant.
Ritorniamo e siamo ancora in anticipo.
Aspettiamo, nel frattempo sono arrivati Luigi e Fabio.
Arriva Alberto entriamo nel cortile e siamo accolti da un polverone generato da una taglia piastrelle, svariati fumogeni ci accompagneranno nel corso della visita.
Allestiamo sotto l’ombra di alcune vele un tavolo per gli assaggi, arrivano i bicchieri (ce ne fosse uno uguale all’altro!).






























Si stappa Pignoletto 2010 frizzante sur lie e Alberto parla della particolarità di questo vino che in questi luoghi 
era tradizionalmente in fondo alla catena produttiva delle aziende policolturali di un tempo, per cui si dedicavano alle altre attività e verso tardo autunno, solo allora, vendemmiavano.
L’uva era surmatura, ricca di zuccheri e bassa di acidità.
E il suo frizzante sur lie è così, quasi un ossimoro per chi normalmente si aspetta acidità e drittezza dai vini rifermentati, ha una sorta di “grassa effervescenza”, matura, molto accattivante e vagamente opulenta seppure salino e pompelmato.
Profumi di caramella d’orzo, di camomilla, di composte di frutta, di pera Gil Grigliatti dixit.
E’ un rifermentato che ha una genesi piuttosto lunga ed esce dopo un anno e mezzo dalla vendemmia, per la presa di spuma usa il mosto della vendemmia successiva e dopo qualche mese è pronto, tutte le vinificazioni sono in inox.
Questa lunghezza produttiva è un costo economico ma credo che sia la forza di questo vino che è un “frizzante evoluto” con ricordi di savagnin.

Si apre il Pignoletto 2010 Spungola Bellaria (dal toponimo delle due vigne) e devo dire che rispetto ad altri assaggi mi ha colpito molto (forse la temperatura alta di servizio) per la ridondanza con cenni di ossidazione, anche se questo millesimo è stato gestito in riduzione (inizialmente Alberto li vinificava sous voile o comunque a botte scolma) la vena di ossidazione degli zuccheri sembra il marchio di fabbrica del pignoletto surmaturo, a me non dispiace per nulla e sognavo (ormai stanco ed affamato) di berlo mangiando un Parmigiano di 36 mesi o meglio un Comtè o un Gruyere d’etè anch’essi di 36 mesi.
Opulenza ammandorlata e freschezza salina più che acida, un vino importante, da abbinare con oculatezza.
Del Pignoletto Spungola Bellaria avevo una memoria di vino meno decadente (la decadenza per me è sempre una cosa positiva) più asciutto e fresco, comunque anche così mi è piaciuto parecchio.
Vinificazione in legno in cui sosta per 12 mesi poi 6 mesi di inox e infine bottiglia.





Si apre il Rosso 2011 una barbera con taglio di cabernet sauvignon (come si usa fare qua) e qui il giudizio rimane sospeso, il vino appena imbottigliato mi/ci ha lasciati perplessi “rimandato a settembre”.


















Kempè

Luigi

10 commenti:

  1. Ho trovato questa scheda di autocertificazione http://www.laterratrema.org/vignaioli-e-agricoltori/emilia-romagna/alberto-tedeschi/pignoletto/ che cita per il pignoletto:
    4000 ceppi/ha, 2 kg/pianta, 15 Ettolitri/ha, resa uva/vino 30/40%
    Non è esattamente in topic, e non vorrei sembrare "pignoletto", ma qualcosa non mi torna. Suppongo che il valore della resa per ettaro sia errata, o sono io che sbaglio qualcosa?




    RispondiElimina
    Risposte
    1. commentatore compulsivo23 luglio 2013 12:27

      Sul sito GustoNudo è pubblicata un'altra scheda con dati simili (riferiti all'annata 2005)http://www.gustonudo.net/images/stories/schede/alberto%20tedeschi.pdf
      4000 bottiglie (su due ettari), 4000/ceppi/Ha, 2Kg uva/ceppo, 17Hl/Ha, resa uva vino 30-40%.Solforosa totale 18mg/l, solforosa totale non dichiarata.
      Ma l'informazione più importante manca... Il Tedeschi non ha una sua cantina... chi vinifica le sue uve...La cantina di chi hanno visitato i nostri eroi?

      Elimina
    2. Alberto Tedeschi ora ha la sua cantina (nuova) sui colli bolognesi. Prima si appoggiava alla cantina Maria Bortolotti (http://www.mariabortolotti.it/), luogo di questo incontro.

      Elimina
  2. Che giornata fu quella...ne uscimmo completamente ubriachi, Alberto Tedeschi stranamente per un emiliano non tirò fuori prosciutti e tigelle, e bevemmo a stomaco vuoto i suoi buonissimi vini in una strana atmosfera edile e bucolica...vini veri in vita vera :)

    RispondiElimina
  3. Ammiro molto Alberto Tedeschi.
    In una zona vinicola - quella dei colli bolognesi - che probabilmente deve ancora acquistare una sua precisa identità, è uscito dalla monotonia e dalle regole, ottenendo prodotti singolari e di altissima qualità.
    Ed il margine di miglioramento è ancora molto, molto grande.
    Alberto Tedeschi è da seguire e sostenere!

    RispondiElimina
  4. Bello... senza tappo corona secondo me non potrebbe esserci la "decadenza" nei vini frizzanti sui lieviti di lungo affinamento, si passerebbe dalla "prontezza" alla "vetustà" in men che non si dica... ma è un parere d'esperienza, disponibilissimo ad altri confronti...
    Ciao!

    Mirco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mirco, quello che dici è sempre stato un dubbio che avevo. Ma non ho l'esperienza. Sicuramente i tappi in sughero lasciano una comunicazione con l'esterno, che secondo me è importante per l'affinamento. In realtà credo che anche il tappo a corona, anche se percettivamente stagno, in realtà lasci passare qualcosa. L'argomento è interessante!

      Elimina
    2. Ah, Mirco, tu hai fatto esperimenti coi tuoi vini? Ricordo una discussione in Vinix sulle capsule in ceramica. Hai poi provato?

      Elimina
    3. Ciao, quello che posso dirti è frutto delle prove e non di qualcosa misurato in laboratorio, quindi è esclusivamente un parere personale: secondo me nell'affinamento di vini frizzanti/spumanti sui lieviti il maggior nemico è prima di tutto l'alta temperatura, ok. Poi viene l'ossigeno; un ambiente troppo ossidante porta in fretta ad una disarmonia che danneggia la dinamica evolutiva del prodotto. Detto questo so per certo che i tappi a corona non sono assolutamente stagni, anzi, ci sono rivestimenti sottotappo con diverse permeabilità all'ossigeno, e questo chi te li vende lo specifica; la cosa che mi ha sempre lasciato perplesso è che alcuni colleghi sicuramente più esperti di me in fatto di spumantistica, una volta affrontato l'argomento mi hanno sempre sempre detto che è una cavolata... a questo punto non so più a che santo votarmi, però tutte queste parole per confermarti che il tuo dubbio è più che lecito!
      Sulle capsule alla fine non ho fatto esperimenti, però poco tempo fa ne ho parlato con Maurizio DOnadi di Casa Belfi e direi che lui potrebbe raccontarti molte cose...
      Per tutto il resto a disposizione... ;-)

      M.

      Elimina
  5. Dimenticavo, concordo per il font da "cieloduristi" d'antan che rispecchia la tipologia dei vini... ;-)

    RispondiElimina